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Design Torino

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DESIGN TORINO

STORIA DEL DESIGN

Seminario tenuto da E. Frateili presso l'Istituto Europeo di Design a Milano. - PREMESSE teoriche al nostro protodesign - PERIODO PRIMO - Modernità e pseudo modernità e legami con la tradizione. ___________________________________________________________________________________________________________________

"DESIGN"

Seminario tenuto da E. Frateili presso l'Istituto Europeo di Design a Milano. - PREMESSE teoriche al nostro protodesign - PERIODO PRIMO - Modernità e pseudo modernità e legami con la tradizione - PERIODO SECONDO - Il formarsi e l'affermarsi del design italiano (1945-1953) - DALLA PROTESTA AL RIFLUSSO lungo la affermazione del design su "doppio binario" - La attività per la formazione dei designer - La recessione nel design e il fenomeno del riflusso ___________________________________________________________________________________________________________________

DESIGN

I fattori concomitanti che costituiscono la premessa teorica alla fase primeva del nostro design (svoltasi lungo la terza decade di questo secolo) e che ne delineano la fisionomia razionalista, nel più grande quadro dell'"architettura razionale", sono diversi e qui merita di citarli. 1) Il primo posto va alla concezione funzionale dell'oggetto - inteso in genere come "protesi" per lo svolgimento delle attività umane. La nozione di prestazione fornita dall'oggetto, strumento, e più tardi macchina, apparecchio e veicolo, è insita nell'istinto umano e si può dire un attributo socio-antropologico, e come tale è sempre esistita dalla antichità dei tempi. Solo che la cultura ne ha preso coscienza sistematica con la prima decade del secolo, e l'anatema di Adolf Loos contro l'ornamento (1907) tende a rafforzare questa "ragione prima" della progettazione dell'oggetto, e il pensiero del Bauhaus la ha consolidata in dottrina (la dottrina funzionalista). 2) Si collocano prima ancora i principi connessi con la lavorazione industriale e sanciti dal Werkbund tedesco (patrocinatore Hermann Muthesius) fondati su: - uno stile proprio della fabbricazione industriale (cioè tramite l'intervento della macchina) nell'oggetto. E' la impronta lasciata dal processo produttivo (il "Maschinenstil"). - su una tipizzazione dell'oggetto, come dire la sua assunzione, tramite un procedimento di progettazione ottimale, a standard-modello, in vista di una ripetizione seriale. Questa la riduzione a tipo (o "Typisierung"). - su una qualità del prodotto frutto dei controlli sul materiale, della precisione esecutiva data dalla macchina, ecc. (il "Qualitatsarbeit"). 3) Al dogma del funzionalismo che nella ideologia del Bauhaus dall'applicarsi oroginariamente all'architettura, passa all'oggetto, fa riscontro la estetica razionalista maturata sempre presso il (celebre) Istituto pedagogico tedesco e interpretabile come risultante organica nei suoi canoni figurativi: dalla rappresentazione cubista, dei modelli strutturali del de Styil, dell'apporto del Costruttivismo russo, e in particolare dell'arte astratta; ingredienti tutti intervenuti nella distillazione del linguaggio razionalista. 4) Un riferimento infine essenziale é stato lo "stile" della macchina, inteso questa volta come modello estetico, come sua validità autonoma, anche se giustificata dall'essere la quintessenza della funzionalità nella progettazione. E per fissare con la concretezza di un esempio questi quattro caposaldi all'origine del disegno industriale, citerò la sedia in canna metallica di Marcel Breuer del 1925, dove: la funzionalità è espressa dalla economia del mezzo; i principi del Werkbund dalla esattezza della lavorazione dell'acciaio; l'estetica razionalista dalla riduzione a scheletro portante e dalla linearità del segno; lo stile della macchina dall'uso della canna d'acciaio (mutuato dal telaio della bicicletta). Ma è la sintesi di questi quattro punti che dà la misura della validità del disegno di questo particolare esempio storico, che è poi la rivoluzione tipologica della sedia. 1° PERIODO MODERNITA' E PSEUDOMODERNITA' E LEGAMI CON LA TRADIZIONE

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. Questi gli assunti di base della ideologia del razionalismo, che fatto proprio in Italia, si è espresso in un primo tempo nelle attività creative e progettuali più affini al design, lungo gli anni trenta, quando, nella prima metà soprattutto, mancavano esempi apprezzabili di intervento alla scala dell'oggetto, assunti che andrebbero letti piuttosto attraverso gli allestimenti di alcune mostre, o nell'arredamento di particolari negozi o sistemazioni di interni. Di fronte poi ai primi episodi di disegno del prodotto, limitati nel numero e molto intervallati nell'arco di quel decennio, della estetica razionalista è rimasto il rigore formale, il metodo in sostanza, mentre la configurazione dei temi (dalla macchina da scrivere all'apparecchio-radio alla linea della carrozzeria) temi tutti del mondo della tecnica, ha dovuto subire le connotazioni tipologiche derivanti dalle rispettive funzioni al punto da sottrarsi ai codici di una estetica individuabile. Agli effetti di una visuale tematica atta ad un intervento di design allora ancora prematuro, alla vigilia degli anni trenta l'universo della produzione di oggetti poteva considerarsi in uno sguardo panoramico molto schematico, ripartito secondo due grandi aree: - una rappresentata dagli oggetti e completamenti di arredo che popolavano la sfera domestica, gran parte dei quali (i mobili soprattutto) concepiti e prodotti nel solco delle arti applicate, e quindi frutto frequente del disegno di un artista, architetto o ebanista, e molto distinti come qualità esecutiva da quelli della produzione corrente. - l'altra, costituita dal mondo dei prodotti della tecnica (macchine, apparecchi, mezzi di trasporto) la cui progettazione era in mano esclusiva di tecnici (ingegneri, periti industriali, "inventori") dove la nozione di disegno era del tutto ignorata. Ora in tutto un primo tempo, la presa di coscienza del protodesign italiano di estrazione razionalista (e rappresentato da architetti del MIAR e del Gruppo 7, prevalentemente lombardi) ha tentato di intervenire nella prima categoria dei temi con i contenuti ed il linguaggio dettati dal razionalismo conducendo una tenace polemica con due correnti sostanzialmente ravvicinabili: l'ala più antagonista, conservatrice e prosecutrice della tradizione delle sorti decorative e facente capo a neoclassicismo lombardo di Giovanni Muzio, e la linea più possibilista dello pseudomodernismo, guidata da Gio Ponti, assertore di uno "stile italiano" esteso agli oggetti, riconducibile in sostanza ad una stilizzazione moderna dell'Art Déco francese. La struttura di supporto per un design "in fieri" allora era data da due riviste : "Casabella" diretta da Edoardo Persico e poi da Giuseppe Pagano che conduceva appunto la battaglia razionalista da quelle pagine, additando a modello le affermazioni di una civiltà della macchina (e di un suo stile) dalle strutture metalliche agli impianti industriali ai prodotti della tecnica; e "Domus" sotto la direzione di Gio Ponti, vetrina del suo concetto di modernità, non fondato sulla rottura con il passato. Sul tema del mobile la discriminante fra i due schieramenti poggiava come fattori essenziali sulla semplificazione delle forme, ai noti canoni estetici, all'uso del tubolare di acciaio e del profilato di ferro per la linea di tendenza razionalista, mentre invece su una pesantezza di impianto, su espressività decorativa e linguaggio nello stile "novecento" per la corrente pseudomoderna. Per un lungo periodo, prima e durante quegli esempi pionieristici intervenuti come fatti isolati, il grande mondo degli oggetti della tecnica - se da un lato era oggetto di attenzione ammirata da parte della avanguardia razionalista - data la estrazione dei progettisti, come detto prima, questi mancavano di quella cultura consapevole dei valori della forma, di quella attenzione al modo d'uso (o alle leggi ergonomiche) che più tardi caratterizzeranno il design; per cui si potrebbe parlare complessivamente di una scarsità di presenza di immagine in questi prodotti e nella stessa azienda. Per contro, sempre negli anni trenta, in altri settori dell'industria, quella pesante, dei mezzi di trasporto - assecondata nei programmi dalla politica del regime e sostenuta dell'imprenditoria del capitale privato - veniva in primo piano una progettazione di ingegneria di alto livello. Questo avveniva nel campo dei trasporti collettivi: via terra, vedi le automotrici e le "Littorine"; via mare, vedi i grandi transatlantici dove all'arredamento destinato al comfort dei passeggeri legato ad una decorazione tradizionale sovrapposta ad una struttura funzionale propria della progettazione navale faceva riscontro la linea felice del disegno esterno (scafo, cassero, e fumaioli ecc.); e finalmente via cielo, vedi l'innovazione tipologica dell'idrovolante, tutta italiana. In più l'autarchia attuata dal Fascismo provocò l'introduzione di nuovi materiali - affermazione questa della industria chimica- o promosse un uso allargato di altri esistenti, fornendo l'occasione ai protodesigner attraverso i concorsi, di nuove proposte progettuali che rappresentarono un immediato confronto per il nostro primo design. Così leghe leggere, Anticrodal, cristallo Vis Securit, Masonite, Faesite faranno le loro apparizioni nei prodotti della industria e sulle pagine di Domus e Casabella, le due riviste divulgatrici e promotrici di concorsi rivolti agli architetti. - Ma solo alla occasione di una intraprendenza combinata: primi designer-industrie, oppure alla iniziazione impregnata e fervida di alcuni architetti-designer che si deve quella sequenza di episodi che scandisce il pionierismo del design italiano. Interessa rilevare intanto che - se si esclude il caso del mobile metallico dove più architetti da Terragni a Mucchi a Bottoni, hanno sviluppato con varianti inventive i grandi archetipi di Breuer , Stamm e Mies - i temi affrontati corrispondono tutti a interventi su apparecchi e macchine. Gli interventi si susseguono con questo ritmo: - Gli apparecchi radio razionalisti di Figini e Pollini e di Paulucci, affermatisi in un concorso bandito dalla Società del Grammofono, mobiletti a scatola orizzontale sollevati da terra su esili gambe d'acciaio ('33-'35); - La macchina da scrivere Olivetti disegnata da Aldo Magnelli (1935) viene per la prima volta resa appiattita rispetto allo sviluppo in verticale precedente, anche in vista della portatilità. - Nella radio di Franco Albini fra due lastre di Securit - la sospensione "lievitata" come ideale del razionalismo si combina con la denuncia della funzione tecnica del congegno lasciato in vista (1938). - Il radioricevitore Phonola di Caccia e Castiglioni, è un vero rivoluzionatore della tipologia, frutto di una riproblematizzazione completa del tema, risolto secondo linee affini al modello del telefono, quindi radio come apparecchio, strumento e non più mobile. - Gli apparecchi radio sperimentali con consolle e grande complesso acustico disegnati dagli stessi, e presentati alla Mostra della Radio (VII Triennale 1940), restano funzionali nella scomposizione in sottofunzioni, ma superano di gran lunga l'idioma razionalista nelle accentuazioni espressionista e nelle movenze organiche "ante litteram". - La macchina contabile disegnata da Nizzoli per la Olivetti (1940) rivela già l'attenzione al modellato plastico dell'artista. In questo "florilegio" di esempi domina la matrice autodidattica (a lungo protrattasi anche nel dopoguerra) degli architetti di fatto primi designers, e la eterogeneità delle concezioni inventive, la assenza quindi di un sottofondo di intenti di una comune a loro design philosophy, assolutamente prematura per i tempi. Erano tempi appunto in cui la dedizione ed il fervore di Giuseppe Pagano agli assunti della modernità contemporanea, e insieme la presa di consapevolezza di un fenomeno captato nell'aria e documentato particolarmente nel campo dei materiali e dei componenti dell'edilizia, ma anche su temi di design di attrezzature e macchine, lo aveva portato a concepire e organizzare quella Mostra della produzione di serie e dello standard, presentata alla VII Triennale di Milano, che è un passo antesignano compiuto in direzione di questo attributo/concetto (particolarmente allora) determinante nel design alla vigilia della guerra mondiale.
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